Croazia

Storia di Rijeka

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Le tracce più antiche della presenza umana nell’attuale area di Rijeka risalgono al paleolitico e al neolitico, mentre i resti delle fortezze preistoriche (Solin sopra Martinšćica, il colle di Trsat (Tersatto) e Veli vrh - Gradišće sul fiume Rječina (Eneo)) sono invece dell'età del bronzo e del ferro. Un insediamento dominava la baia di Rijeka e proteggeva il porto anche nel periodo degli Illiri (ovvero della tribù illiriche che abitavano queste terre, i Liburni).

I romani trasferirono il centro della vita pubblica più vicino al mare, sulla sponda destra della foce del Rječina, ove oggi si trova la Città Vecchia. Le numerose scoperte archeologiche risalenti al periodo romano (fondamenta di mura, di vari edifici, resti di terme e porte) testimoniano lo sviluppo urbanistico raggiunto dalla Tarsatica in questo periodo. Grazie alla sua ubicazione, su un lieve pendio, alla stretta fascia costiera, alle abbondanti sorgenti d’acqua potabile e alla baia protetta, con le caratteristiche di un porto naturale, la città aveva tutti i requisiti per potersi sviluppare come importante porto e città commerciale.

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Quello che in Cina rappresentano le monete su un nastro rosso, l'elefante con la proboscide innalzata o in India il Buddha sorridente, a Rijeka (Fiume) lo rappresenta un nero con un turbante bianco; questi, essendo preferito tra tutti i ceti sociali, è stato accettato come souvenir fiumano.

Il Moretto è uno dei più riconoscibili simboli di questa città, di molte attività e avvenimenti, specie del Carnevale internazionale fiumano di cui è la mascotte e marchio dal 1991 anche ufficialmente. Il Moretto è un tipo di gioiello originario di Rijeka, del Quarnero e del Litorale croato ed è maggiormente diffuso sotto forma di orecchini, ma oltre ad avere un fine estetico e decorativo, designa anche l'amore verso questi luoghi. Gli orecchini con l'uomo nero e il turbante viene portato da più del 70% delle donne di questi luoghi, indipendentemente dallo status sociale o dalla nazionalità della Rijeka multietnica che comprende ben 22 minoranze.

È proprio in questa unione di culture e diversità che la città trova il suo più grande valore, la città che abbraccerà chiunque voglia  rimanere qui, come viaggiatore, passante, ma anche chi è in cerca della felicità che senza dubbio non può essere acquistata con i soldi. Dovrete però concordare che nessuno possiede proprio tutto quello che gli serve, e qui non pensiamo soltanto alle cose materiali, ma prima di tutto  alla soddisfazione spirituale. Il nostro premio Nobel Ivo Andrić scrisse: "È strano di quanto poco abbiamo bisogno per essere felici ed è ancora più strano che proprio questo poco ci manca". È proprio questo “poco”, caro lettore, che forse troverai nel moretto fiumano, proprio perché esso è un portafortuna.

Arrivato dalla leggenda
Oltre ad essere libro della storia e tradizione dei nostri antenati e delle abili mani di orafi, il Moretto è anche diffusore di energia positiva perché porta in sé l'ottimismo di credere che proprio la sua vicinanza ci garantisce l'avverarsi dei desideri, la calma, la protezione dai nemici e da tutte le forze maligne. L'orecchino con il moretto veniva portato anche dagli uomini, specialmente dai pescatori e dai loro figli unici, ma si possono vedere anche oggi alle orecchie degli uomini, come pure broche, braccialetti, anelli e spille con la figura del moretto in tutte le collezioni delle famiglie fiumane antiche.

Per il suo fascino e significato storico, il moretto è diventato famoso in tutto il mondo ricevendo pure un opuscolo turistico che spiega l'importanza di questo simbolo conosciuto in ben 30 lingue. Sulla creazione del moretto sono state raccontate numerose storie, create canzoni popolari e leggende, tra le quali due sono le più famose. La prima, la leggenda sul Zrinski, viene descritta dalla conosciuta archeologa e storica dell'arte, Radmila Matejčić. La leggenda risale al XVI secolo quando i turchi si accamparono sullo Grobnicko polje (campo), minacciando di attaccare Rijeka. Il nobile Zrinski lanciò una freccia dalla Gradina vicino allo Jelenje, che colpì il pascià turco nella tempia, dopodiché l'esercito turco scappò.

Nel frattempo i fiumani, racconta la Matejčić, alzavano gli occhi al cielo pregando che delle rocce dal cielo colpissero e uccidessero i Turchi. Ed è quello che successe mentre i Turchi scappavano, travolgendoli fino al collo. Così sulla distesa rimasero solo i loro turbanti. Per ricordare questo avvenimento, le fiumane portavano orecchini con la forma di una testa coperta da turbante. Un'altra leggenda che proviene dallo Pelješac parla di una contessa italiana che aveva una cameriera nera che amava tanto da regalarle la libertà; per mantenere il ricordo di lei fece creare orecchini che rappresentassero la sua figura.

Alla creazione del moretto una gran influenza ebbe anche Venezia perché nel XVII e XVIII secolo era ossessionata con l'Oriente, e così nelle case dei ricchi nobili veneziani introdusse servi chiamati anche pajes o pages, neri in abiti orientali, oltre a spezie, profumi, tessuti, vestiti e gioielli orientali. Ciò ha motivato molti orafi veneziani ad iniziare a creare spille con la forma di un nero con turbante, con un busto d'oro, addobbato riccamente con pietre preziose, chiamato "moretto".

Dalle mani di maestri esperti
Allo stesso tempo a Rijeka nasce il morčić, una versione modesta del moretto veneziano. Per il suo aspetto specifico, artigianalità e prezzo accessibile, il moretto diventa idolo del gioiello femminile popolare tradizionale, specialmente delle donne fiumane. L'ultimo "morettista" di Rijeka, Raul Rolandi, ha vissuto fino alla fine degli anni '40 e proprio grazie ai modelli e disegni del suo studio, acquistati per conto della collezione storico-culturale del Museo Marittimo e Storico del Litorale Croato di Rijeka, il modo di creazione del moretto ci è noto.

Il modello per lo scheletro del moretto viene effettuato in un positivo che poi viene pressato in un osso di seppia ricevendo così il negativo in cui viene versato l'oro disciolto. Una volta indurito, questo rappresenta il positivo d'oro che viene lavorato con coltelli e raspe per poterlo coprire con lo smalto, frammentato in fine polvere. Questa polvere viene immersa in acido nitrico dove rimane per due ore, dopodiché viene sciacquato ed asciugato. Su un pezzo di vetro, lo smalto viene mescolato con un po' d'acqua e questo miscuglio viene poi riportato con un ago sullo scheletro d'oro del moretto.

Dopo di ciò si passa alla modellazione della testa: in special modo vengono pressate le zone per le orecchie e viene evidenziato il naso e il mento. Tre punti d'oro rimangono libere e rappresentano gli occhi e la bocca. Il modello così preparato viene posto in un piccolo forno di metallo come un rullo longitudinalmente reciso e questo si chiama "prima smaltatura", come scrive Radmila Matejčić. La “seconda smaltatura” è più precisa, viene definita la forma della testa umana, ripuliti i canali, si chiudono eventuali buchi nello smalto, e finalmente si dà forma al naso e si segnano dei punti neri sul turbante bianco. Poi il modello torna nel forno. Quando viene estratto dal forno, l'oro è di color nero, per questo motivo, l'intero moretto viene posto in una soluzione leggera di acido cloridrico per imbianchire l'oro.

Dopo averlo sciacquato, il moretto viene ripulito con lamette e spazzolini. "Ancora oggi il moretto viene prodotto a mano, ma la tecnologia è avanzata per cui l'intero procedimento è più semplice" afferma uno dei maestri orafi fiumani più conosciuti, Tonči Grabušić, aggiungendo che fu proprio grazie all'avanzamento della tecnologia che il moretto diventò così accessibile a tutti. I proprietari della galleria privata più antica della Croazia, la Piccola galleria Bruketa nella Città vecchia, creano questo souvenire seguono la tecnica ceramica originale. Il moretto viene due volte infornato ad una temperatura di 1000 gradi e poi, ad una temperatura di 690 gradi, viene ulteriormente adornato con una vera doratura.

Per i propri clienti hanno preparato certificati in oltre 30 lingue. Anche se il processo di creazione dei souvenir e dei gioielli richiede abilità eccezionali, pazienza e precisione, il moretto resta però economicamente accessibile a tutti, proprio perché i maestri fiumani sono coscienti che la felicità non può essere acquistata ma la sua fonte si trova nelle caratteristiche soggettive: carattere nobile e positivo, spirito imprenditoriale, mente allegra e corpo sano. E il moretto è proprio simbolo di tutto ciò: esso rappresenta la Rijeka dal cuore aperto.

http://www.visitrijeka.eu/it/Tutto_su_Rijeka/Storia_della_citta

I due colli di Zagabria

I reperti archeologici presentano prove di insediamenti umani nell’odierna area urbana risalenti all’epoca della pietra (intorno al 35.000 a.C.). I reperti di epoche successive ci raccontano della colonizzazine illirica, popolo antico che si stabilì in questa regione europea.

Le popolazioni celtiche arrivarono dall’estremo Nord europeo intorno al IV sec. a.C. L’impero Romano, nei dintorni di Zagabria, costruì il grande centro Andautonio i cui resti si trovano nel parco archeologico di Ščitarjevo. La città di Zagabria fu fondata nel medioevo su due colli: il secolare Gradec, l’odierna Città Alta, e l’ecclesiastico Kaptol. Le prime documentazioni scritte riguardo all’esistenza di Zagabria risalgono al 1094, quando il re ungherese Ladislao, in viaggio verso il Mar Adriatico, fondò la diocesi di Zagabria a Kaptol. La Cattedrale di Zagabria in stile neogotico domina tutt’oggi il panorama della città, e la sua cinta muraria medievale si trova in uno stato di conservazione visto raramente in questa regione europea. Il più importante evento storico per Gradec,

l’altra parte del nucleo cittadino, ebbe luogo nel periodo dell’invasione delle tribù mongole dell’Europa centrale.Verso la metà del XIII secolo i Tartari devastarono l’Ungheria costringendo il re ungherese Bela IV a fuggire. Il re Bela IV trovò riparo a Zagabria e, per esprimere la propria gratitudine, nel 1242 proclama Gradec città reale libera. Il ricordo principale di questo periodo è la Torre Lotrščak che da un centinaio di anni segna il mezzogiorno con un colpo del suo cannone. Durante l’epoca medievale tutti i cittadini dovevano rientrare nella città con l’arrivo della sera, poiché le porte cittadine venivano chiuse. L’unica porta medievale conservata di Gradec fu la Porta di Pietra, la quale purtroppo venne completamente distrutta in un incendio nella prima metà del XVIII secolo.

L’unico oggetto che si salvò miracolosamente dalle fiamme fu l’icona di Santa Maria che si trova tutt’oggi all’altare della menzionata porta. Santa Maria della Porta di Pietra e’ la santa protettrice di Zagabria e si celebra il 31 maggio con una processione solenne. Nello stesso giorno si tiene anche la Festa della città di Zagabria. I due colli, nel medioevo spesso in contrasto tra loro, furono divisi dal ruscello Medveščak, dove all’epoca si trovavano i mulini. La valle del ruscello oggi ospita la pittoresca Via Tkalčićeva, al di sotto della quale scorrono ancora le acque del ruscello Medveščak che sfocia nel fiume Sava. Col passare degli anni il pericolo di assalti diminuisce e la città inizia ad allargarsi nella pianura circostante. Ai piedi dei due villaggi venne eretta una piazza per fare da centro di scambio di merci e luogo d’affari.

Al giorno d’oggi la Piazza del bano Jelačić è il cuore della città nonché il più importante punto d’incontro degli abitanti. La fontana che si trova nella piazza ha le proprie radici nella leggenda che narra l’origine del nome della città. Si narra che, durante una giornata soleggiata, un valoroso bano rientrava da una battaglia stanco ed assetato e chiese alla fanciulla Manda di raccogliere (zagrabiti) per lui dell’acqua dalla fonte. Per questo, dice la leggenda, la fonte venne nominata Manduševac, e la città Zagreb.

Una singola città – Zagabria

Con il passare degli anni i centri urbani sui due colli continuano a prosperare. Durante i secoli XVII e XVIII vengono edificati palazzi nobili e chiese in stile barocco. I gesuiti costruiscono la Chiesa di Santa Caterina nella Città Alta, al giorno d’oggi uno degli esempi più conservati del sontuoso stile barocco. Nella seconda metà del XVII secolo Zagabria diventa un importante centro universitario costruendo una delle più antiche università d’Europa ancora in attività. Nel frattempo Zagabria diventa anche sede del Governo.

Le differenze storiche tra la città ecclesiastica e quella secolare vanno scomparendo e vengono completamente cancellate nel 1850 quando i due centri cittadini vengono ufficialmente uniti in una singola città, all’epoca popolata da 15 000 abitanti. Sita nella pianura la città si espande liberamente e ben presto raggiunge le sponde del fiume Sava. Lo sviluppo delle industrie, del commercio e delle infrastrutture determinò notevolmente la fisionomia della città nella seconda metà del XIX secolo.

La ferrovia arrivò a Zagabria nel 1862, collegando così la città con le altre metropoli mitteleuropee. Nello stesso periodo viene deciso il piano urbanistico per l’espansione della città. Il piano urbanistico è molto semplice, tutte le strade della Città Bassa devono scorrere diritte ed avere la stessa larghezza, mentre i palazzi devono essere di un’altezza predeterminata. Ampie piazze ed edifici monumentali neoclassici e storicistici, nonché numerosi parchi e viali arricchiscono il piano urbanistico per creare l’immagine attuale di Zagabria. Se si segue via Praška partendo da Piazza del bano Jelačić si passa attraverso una serie di piazze e parchi: il cosiddetto “Ferro di cavallo verde”, un omaggio al Ring di Vienna, un’area verde a forma di ferro di cavallo che ospita diversi palazzi importanti. Lo spazio è stato curato attentamente affinché si ottenesse il rapporto perfetto tra spazi verdi, palazzi, fontane e padiglioni.

Si trovano qui la stazione ferroviaria centrale, l’Accademia delle Arti e delle Scienze, gli atenei, la Biblioteca Universitaria, il Teatro Nazionale Croato e diversi altri palazzi rinomati. L’influenza dell’Impero Austro-Ungarico, di cui la Croazia fece parte nel passato, è visibile nelle facciate dei palazzi e nelle file di ippocastani che adornano i viali. Questa parte della città rappresenta un’estensione naturale dell’antica Città Alta, grazie al piano urbanistico ben realizzato. Comunemente chiamata Città Bassa, rappresenta un connubio perfetto tra l’atmosfera di una città provinciale e la sontuosità di una metropoli mitteleuropea e presto diventa una destinazione importante sulla carta geografica delle moderne città europee dell’epoca.

Tempi moderni

Gli avvenimenti storici del XX secolo modificano la carta geografica mondiale e lasciano tracce indelebili nella vita degli zagabresi. In seguito alla Prima Guerra Mondiale, la Croazia esce dall’Impero austro-ungarico e nel 1918 entra a far parte del Regno SHS, il giovane stato costituito da serbi, croati e sloveni.

La popolazione di Zagabria aumenta rapidamente, ai lati orientale e occidentale della città nascono nuovi quartieri, mentre nella zona ai piedi del monte Sljeme vengono costruite ville residenziali. Agli inizi del XX secolo la città vive nell’abbondanza borghese saldamente collegata ai centri culturali, artistici e scientifici dell’ epoca. Si instaura la prima stazione radiofonica in questa regione d’Europa, viene fondata la Borsa di Zagabria, l’ultima opera dell’architetto Viktor Kovačić, viene implementata la prima centrale telefonica automatica, inizia la costruzione del primo grattacielo di Zagabria. I tempi moderni modificano rapidamente la vita quotidiana fino allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale.

In seguito alla Seconda Guerra Mondiale la Croazia, con Zagabria come città capitale, diventa una delle sei repubbliche federali della Jugoslavia. Col ripristino della pace negli anni postbellici la città riprende il proprio sviluppo. Zagabria finalmente oltrepassa il fiume Sava e sulle sponde meridionali vengono edificati nuovi centri abitati. Il fiume Sava, che ha da sempre rappresentato per gli zagabresi un pericolo, un riparo dagli invasori oppure il collegamento con le terre lontane, da allora funge da linea divisoria per la città: da una parte l’antico nucleo cittadino, dall’altra le costruzioni recenti di Zagabria Nuova.

Le due parti della città sono collegate da ben dodici ponti. La Fiera di Zagabria, luogo di incontri commerciali internazionali, viene trasferita dal centro sulle sponde meridionali del fiume. Nella pianura viene costruito l’aeroporto Pleso, mentre in città spuntano numerosi grattacieli e viene costruita la nuova Biblioteca Universitaria Nazionale. Il Parlamento croato nel 1991 dichiara l’indipendenza e la sovranità della Repubblica di Croazia.

Zagabria diventa la capitale del nuovo indipendente stato europeo, una società basata sulla libertà e sull’uguaglianza dei suoi cittadini. Il Parlamento croato ed il Governo sono situati nella Città Alta, negli stessi palazzi dove per secoli sono state decise le sorti politiche dello stato. Nel nuovo millennio Zagabria è il centro d’affari della regione, luogo di incontro di una cultura multilingue, il centro del mondo politico e commerciale croato. Le zone commerciali ai bordi del nucleo della città rappresentano la risposta di Zagabria alle esigenze del mondo moderno. Zagabria continua così a vestire il suo ruolo decisivo negli eventi mondiali ed europei.

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